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martedì, 20 maggio 2008

67.

"Domenica mi si è scoperchiato il dolore. Immaginandolo come una discarica di rifiuti tossici perfettamente a norma, una specie di capsula interrata dove sono finiti tutti i pesci del Tibisco, domenica una forza superiore al dodicesimo grado della Scala Beaufort è entrata in me e lo ha scoperchiato. Paradossalmente il dolore non è doloroso: diffuso in simili quantità non spacca lo stomaco, non rosicchia le ossa, non si presenta con la franchezza di un dito chiuso nella porta, non fa vedere le stelle. Paralizza. Solo questo."

Mauro Covacich, A perdifiato, Einaudi.

E' on line la mia intervista a Mauro Covacich. Se vi va andate a vedere. Chi mi conosce lo sa, avrei avuto molto altro da chiedere. Succederà.

Infine: ringrazio Stefania per la bella recensione che ha fatto al mio libro sulla Padania e Nicole per l'intervista notturna a Rairadio1.

postato da: labuccia alle ore maggio 20, 2008 19:17 | link | commenti
categorie: a perdifiato, covacich, bookswebtv, prima di sparire
lunedì, 19 maggio 2008

GIUGNO 1991

"Io ho a mano a mano che designo - ecco lo splendore di avere un linguaggio. Ma ho assai più a mano a mano che non riesco a designare. La realtà è la materia prima, il linguaggio è il modo in cui ne vado alla ricerca - e in cui non la trovo. Eppure è proprio dal cercare e non trovare che nasce la cosa che non conoscevo, e che all'istante riconosco. Il linguaggio è il mio sforzo umano. Per destino devo andare a cercare e per destino torno a mani vuote. Però- ritorno con l'indicibile. L'indicibile mi potrà essere dato solo attraverso il fallimento del mio linguaggio. E solo quando la costruzione si incrina io ottengo ciò che questa non è riuscita a ottenere. (...) L'insistenza è il nostro sforzo, la rinuncia è il premio. A questo si arriva solamente dopo aver sperimentato il potere di costruire, e nonostante l'aroma del potere, si preferisce la rinuncia. La rinuncia deve essere una scelta. Desistere è la scelta più sacra di una vita. Desistere è l'autentico istante umano. (...) La rinuncia è una rivelazione."

Clarice Lispector, La passione secondo G.H., Feltrinelli.

*L'insipido, il neutro, la verità*. **L'adesso**. ***Manifestare l'inespressivo***. ****La natura dell'atonale esasperato****. Cerco questo. *****Il mio tema segreto è l'inespressivo*****. ******La qualità residuale dell'infinito******.

postato da: labuccia alle ore maggio 19, 2008 20:04 | link | commenti (3)
categorie: passione, rinuncia, clarice lispector, la passione secondo gh
domenica, 18 maggio 2008

E ancora sul perdono.

<Colui a cui poco si perdona, ama poco>. E' una parola che giudica, ma anche una parola <Che consola>. Ignoro, di te che mi ascolti, le colpe, le violazioni, i peccati; ma tutti quanti siamo più o meno colpevoli di questa colpa: amare poco. (...) Quando tu ami molto, molto ti è condonato; e quando molto ti è condonato, tu ami molto. (...) Tu che mi ascolti, ricorda l'inizio del nostro discorso: in questa circostanza solenne, due sono i modi in cui si può turbare l'uditorio: parlando di cose estranee al soggetto trattato, oppure di ciò che più gli sta a cuore, a costo di turbarlo a fondo. (...) Ma possono forse paragonarsi questi due rischi: quello per cui ci si abbandona alla tranquillità di un'illusoria sicurezza, e quello per cui si diviene inquieti nel sentirsi ricordare il motivo dell'inquietudine? E quale inquietudine? Quella che proviene dal pensiero del perdono che possiamo ricevere- anche se sino ad ora abbiamo amato poco.>

Soren Kierkegaard, Peccato, perdono, misericordia, Gribaudi.

in tema, una canzone.

postato da: labuccia alle ore maggio 18, 2008 19:38 | link | commenti (1)
categorie: amore, rolling stones, perdono, kierkegaard, angie
sabato, 17 maggio 2008

Musica rancida, scrittura rancida

"Dalla varietà della struttura del blues, propria delle canzoni romantiche, il viraggio appare drastico. La ricchezza si perde a favore di uno schema piatto, seriale, una frase monocorde che <grippa> in un solo campo continuo. La caratteristica delle opere <rancide> di Tom Waits, sembra essere quella della riduzione di un quadro complesso e vario di un singolo elemento bloccato, che si ripete senza nessuna modulazione e senza un'evoluzione temporale. La struttura musicale del blues o dello swing perde via via la sua ricchezza e diviene una linea piatta, caratterizzata da una voce graffiante e <ruvida>. Si può ipotizzare una sorta di trasformazione tra le due tipologie di canzoni immaginando solo di sottrarre, mano a mano, le diverse variabili musicali per lasciare in campo un elemento intenso e sgradevole, che l'autore stesso definisce rancoroso. L'emozione evocata nello spettatore è una via di mezzo tra rabbia e monotonia, un quadro sgradevole e povero di stimoli, ma con una sua forza, un'intensità percepibile, che si ripropone."

Itinerari del rancore, a cura di Renato Rizzi, Bollati Boringhieri

A volte il mix di rabbia, impotenza e dolore che non evolve è il motore che muove certi romanzi. Sembra che nulla succeda e invece nel minimale c'è proprio visceralità e potenza. Diverso da un contesto in cui la rabbia dilaga. In questo caso finisce per non far paura a nessuno e a disperdersi come il fumo del drago. Gli uomini come i libri, la musica come la scrittura.

(non è scrittura nè musica, ma guardate che belli questi due).

postato da: labuccia alle ore maggio 17, 2008 22:42 | link | commenti (6)
categorie: scrittura, blues, tom waits, renato rizzi
venerdì, 16 maggio 2008

Corpi di un tempo. (sempre dalle stesse parti)

180.

E Zenone ha ragione quando dice/ che la vera bellezza è nella voce./ Il resto è ciarpa, piaga e cicatrice,/ e polvere spirante. Il resto è croce.

182.

Così dico al mio corpo: Non volere/ che quello che possiedi e per volerlo/ impara che la pace è nel sapere,/ perchè sapere il mondo è possederlo.

183.

Così dico alla mente: Per piacere/ non dare peso ad altro che alla calma;/ nelle eterne infallibili stadere,/ lo sai, non peserai più di una salma.

188.

Di quel poco che resta di quel fuoco/ resta l'amore quando non si fa/ che soffre troppo del suo troppo poco,/ però profuma di felicità.

189.

Il domani di domani in domani/ zampetta piano giorno dopo giorno/ fino all'ultima scena e al battimani./ Poi giù il sipario senza più ritorno.

106.

Tutto nel cuore e tutto il cuore in tutto:/sarà così alla fine delle fini?/ il cuore sparpagliato dappertutto?/ senza più notti, senza più mattini?

Patrizia Valduga, Quartine, Einaudi.

stanotte ho sognato questa meraviglia.

postato da: labuccia alle ore maggio 16, 2008 08:01 | link | commenti (1)
categorie: poesia, corpo, david bowie, patrizia valduga, heroes
giovedì, 15 maggio 2008

Coincidenze (continue) e altri corpi.

"Con lo smascheramento dei ruoli entrano inevitabilmente in gioco i sentimenti, e la posta sale in modo vertiginoso. Il compito dell'operatore è quello di portare il paziente su un piano di fiducia reciproca, senza che il confronto personale precipiti nel discorso confidenziale, che rovescerebbe nuovamente i termini della questione. una volta assicurata la parità e la franchezza dei punti di partenza, la collaborazione procede su linee che non comprendono in senso stretto l'amicizia."

Qualche riga solo per chiarire il tono di questo libro, Storia di pazzi e di normali, Mauro Covacich, Editori Laterza. Pretesto invece, per parlare di come i discorsi e i pensieri che facciamo posseggano una vita propria o impropria. Ieri conversavo di malattia mentale e handicap, oggi un'amica che conosce i miei percorsi, mi ha regalato questo libretto di Covacich. E qui dentro si parla ancora di corpo.

"Nessuno può parlare senza sentirsi" (...) Il che comporta che nessuno possa ascoltare la propria voce senza dividersi, senza sapere che essa gli parla come la voce di un altro. Imparare a parlare è imparare a conoscere questa separazione, imparare che c'è dell'altro fuori di sè, che la nostra madre non ci appartiene, nella misura in cui non è tutt'uno con noi. E in un certo senso, il più ampio possibile, questo insegnamento ci viene dalla figura paterna, proprio là dove ci sostituisce nell'unione con la madre. Il padre mostra al figlio la sua legge, gli insegna a riconoscere la distanza che divide il suo corpo dalle cose, distanza dolorosa forse, ma unica a consentirgli di nominarle, e di usare le parole per comunicare."

Ecco, alla fine tutto porta lì. Al corpo. Si parla con il corpo e si scrive con il corpo. L'ho sentito dalla voce di un editor bravo, e questa consapevolezza mi accompagnerà per molto. Ci sono libri che sono scritti proprio così, non solo con le parole migliori ma anche con brandelli di corpo. Li riconosci subito. Forse è questo che fa la differenza. Tra un libro che resta e uno che si dimentica.

e tutti i libri che si dimenticano facilmente oggi cantano questa musichetta.

postato da: labuccia alle ore maggio 15, 2008 11:09 | link | commenti
categorie: parole, libri, coincidenze, corpo, simple minds, malattia mentale, covacich
mercoledì, 14 maggio 2008

LENTEZZA E MEMORIA

"C'è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio. Prendiamo una situazione delle più banali: un uomo cammina per la strada. A un tratto cerca di ricordare qualcosa, che però gli sfugge. Allora, istintivamente, rallenta il passo. Chi invece vuole dimenticare un evento penoso appena vissuto accelera inconsapevolmente la sua andatura, come per allontanarsi da qualcosa che sente ancora troppo vicino a sè nel tempo. Nella matematica esistenziale questa esperienza assume la forma di due equazioni elementari: il grado di lentezza è direttamente proporzionale all'intensità della memoria; il grado di velocità è direttamente proporzionale all'intensità dell'oblio".

Milan Kundera, La lentezza, Adelphi.

Che strana la vita, sincronicità. Oggi parlavo con un amico di Stephen King, ed ecco un bel post. QUI.

Sempre oggi, in una telefonata con una persona a me molto cara ricordavo questa canzone.  L'ho anche messa in una pagina delle mie odierne scritture. E' da ascoltare, tenendola in sottofondo.

Mio fratello è a 600km da Novosibirsk, a 6000 km da Milano.

Ciao Tania. Le tue mail quotidiane mi fanno sorridere ;o)

 

 

postato da: labuccia alle ore maggio 14, 2008 20:10 | link | commenti (4)
categorie: metallica, milan kundera, nothing else matters, la lentezza
martedì, 13 maggio 2008

ARIA

Che serve per respirare, per ossigenare i polmoni e il cervello, per sorridere. Aria è il titolo di una musica. Aria è questo libro, un'aria tagliente, ma diversa. Aria è oggi, una giornata splendida. Di cielo terso. Ieri sera, coi finestrini abbassati. Aria è una nuova storia che frulla nella mente. Aria e capire che le solite cose sono tutte diverse. Aria è farsi spazio intorno. Aria è il mio elemento, e torno a lui quando devo prendere forza. Aria è solitudine, non molto rumorosa. Aria è trovare due libri rari, li aspettavo e sono arrivati. Aria è sapere che un vecchio libro ha delle cose da insegnarti adesso più di allora. Aria è mettere un punto, anche dove non avresti voluto metterlo mai. Aria è anche questa canzone. Aria è una bambina che aspetta una telefonata da lontano, con il sorriso stampato in faccia e l'abbraccio pronto ad aprirsi. Aria è il compleanno di una ragazza nata oggi, che sta iniziando a scoprire il mondo. Spero sia con lei più indulgente. Che la protegga e le risparmi tutto ciò che di inutile potrà farle male. Una fata, aria è una piccola fata dalle gambe di airone, che lascia a lei il suo dono d'aria. Aria è la trasparenza che vorrei. Aria è un elemento alchemico, la mente. Il flusso ininterrotto del pensiero. Il pensiero di ogni uomo, per tutta la sua vita, e della razza umana nel corso della sua storia. Aria è un'atmosfera mentale. Aria è una donna e un uomo, questo film, e un tango. Ma non l'ultimo (quello era un altro film).

postato da: labuccia alle ore maggio 13, 2008 17:13 | link | commenti (3)
categorie:

Tonio Kroger (i puntini sulla O non li trovo...)

"Non parlate di vocazione, Lisaveta Ivànovna! La letteratura non è affatto una vocazione; è una maledizione... perchè lo sappiate. E quando principia a farsi sentire questa maledizione? Presto, terribilmente presto. A un'epoca in cui si potrebbe ragionevolmente pretendere di vivere d'amore e d'accordo con Dio e con il mondo, uno comincia a sentirsi segnato, a rendersi conto d'essere in incomprensibile contraddizione con gli altri, coi normali, con la gente ordinaria; sempre più fondo si scava l'abisso d'ironia, d'incredulità, d'opposizione, di lucidità, di sensibilità, che lo separa dagli uomini; la solitudine lo inghiotte, e da quel momento non c'è più possibilità d'intesa. (...) Uno può mascherarsi, camuffarsi finché vuole, vestirsi come un addetto dell'Ambasciata o un sottotenente della Guardia in permesso: basterà che alzi gli occhi, che debba pronunciare una parola, perché ciascuno sappia che quello non è un uomo, bensì qualcosa di straniero, di scostante, di diverso...".

Thomas Mann, Tonio Kroger, Mondadori

postato da: labuccia alle ore maggio 13, 2008 00:29 | link | commenti (6)
categorie: letteratura, thomas mann, tonio kroger
domenica, 11 maggio 2008

Dal Salone del libro di Torino.

Non è una cosa brutta. Per niente. Certo non è il libro a essere protagonista ma la gente. Tanta, di tutte le età, le estrazioni sociali, i gusti. Erano anni che non frequentavo il Salone. Ora, di ritorno, credo di aver fatto bene a venirci. Ho molto addosso. Se si ha la voglia di farsi attraversare qui c'è materiale. Dovrò smaltire, lo so. Per esempio la malinconia di alcuni autori di fianco ai loro lavori, l'ansia di sapere se i propri libri vendono, le interviste che illuminano gli scrittori che ti ringraziano perchè hai letto i loro libri prima di intervistarli. E tante parole. La più usata: passione. La preghiera prima di iniziare, di non definire il genere. E tanto altro. La voglia di conoscersi dopo lunghe frequentazioni in web. Stefania, che non aveva un volto, per esempio. Qualcosa si perde qualcosa rimane.

Se avete voglia, i miei incontri sono già on line su Booksweb.tv. Cinzia Tani, Walter Siti, Massimo Carlotto, Filippo La Porta, Margherita Oggero, Marco Vichi. Verso sera o forse domani, ci sarà l'intervista a Mauro Covacich, una vera scoperta per me. Un incontro che rimarrà, ne sono certa. Ne parlerò, quando sarà il momento. Intanto c'è da leggere il suo libro, Prima di sparire, Einaudi.

Bene, ora mi fermo, a piccoli passi racconterò quasi tutto. Tutto tutto non si può e forse, non si deve neanche. C'è da dire che le cose lasciano tracce solo se vogliamo che sia così.

postato da: labuccia alle ore maggio 11, 2008 12:47 | link | commenti (3)
categorie: siti, carlotto, tani, oggero, salone del libro, vichi, la porta, covacich, bookswebtv